Anatocismo: tempi, modi e costi per fare causa alla banca

di Daniel Settembre
21 aprile 2017 | ore 09:14

È notizia di pochi giorni fa che Bnl, Intesa Sanpaolo e UniCredit sono finite sotto accusa per presunto anatocismo bancario, cioè la produzione di interessi sugli interessi. Con l’anatocismo, un debito aumenta progressivamente e che, pertanto, la legge tende, proprio per questo, a limitarne l’uso. Ma quando conviene veramente fare causa per anatocismo?

Alla domanda ha cercato di rispondere il sito La Legge Per Tutti, spiegando che la prima cosa da fare è cercare tutti gli estratti conto che si hanno a disposizione per verificare, da un lato, che sia disponibile tutta la documentazione (almeno degli ultimi 10 anni), dall’altro, che effettivamente vi siano stati gli addebiti in conto corrente per interessi sugli interessi. Una volta avuta la documentazione è bene rivolgersi ad un consulente che possa operare un ricalcolo e verificare effettivamente se vi sia stato anatocismo e soprattutto in che misura.

Valutata così la convenienza, occorre verificare altresì se è prescritta la possibilità di chiedere indietro gli interessi illegittimamente versati alla banca. Il termine di prescrizione è quello ordinario di 10 anni. Nel caso di conto chiuso da meno di 10 anni, si potrà fare causa alla banca anche per periodi molto risalenti nel tempo e precedenti al 2000. Se il conto è ancora aperto, è sempre possibile fare la causa per anatocismo

Se quindi dall’analisi emerge che effettivamente c’è stato anatocismo, è importante inviare alla banca una raccomandata con cui chiedere la restituzione delle somme illegittimamente versate. La lettera così inviata, costituendo una messa in mora per la banca, rappresenta anche atto idoneo ad interrompere la prescrizione, ove questa non sia già maturata. Si potrà quindi procedere con l’instaurazione della causa.

Se non si arriva a una mediazione con la banca si potrà procedere con la causa in Tribunale. Ma quanto costa? Per iniziare la causa, la parte dovrà anticipare il contributo unificato che varia in base al valore del giudizio (attualmente, si va da un minimo di 43 euro ad un massimo di 1.686 euro, la marca da bollo per le anticipazioni forfettarie dovute all’ufficio (27 euro), le spese di notifica (qualche decina di euro), oltre al compenso per l’avvocato ed il consulente, da pagare in base agli accordi presi. Una causa che, considerata la fase conclusiva del giudizio, in difetto di accordo transattivo tra le parti, il tutto dovrebbe avere una durata di circa 2-3 anni.

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