Fintech dirompente, ma le banche non rinunciano al fattore umano

di Redazione
19 maggio 2017 | ore 08:49

La sfida tra uomo e robot non è mai stata così vicina, ma rischia di minare le basi delle relazioni decennali tra banche e clienti. I consumatori si stanno organizzando andando oltre le banche, la tecnologia ha permesso di scalare un business che è sempre esistito e le banche tradizionali stanno iniziando ad ascoltare i messaggi provenienti dall’esterno. A dirlo non sono solo gli ospiti e i relatori intervenuti nel corso della prima giornata della 18esima edizione di ITForum 2017 ma anche i visitatori della manifestazione. Secondo i risultati del sondaggio effettuato oggi sugli entranti, il 71,2% alla domanda secca “Ti fidi o no delle banche?” ha risposto no.

Moderati da Sebastiano Barisoni, vice direttore esecutivo di Radio24, Matteo Arpe, fondatore e ideatore di Tinaba, e Angelo D’Alessandro, fondatore Buddybank, si sono confrontati nella conferenza di apertura “Disruption: quale futuro per le banche?” sul modello del futuro che già c’è e che deve fare i conti con l’intelligenza artificiale che diventerà il nuovo parametro con cui le banche verranno giudicate, soprattutto dalle nuove generazioni.

Un momento della tavola rotonda

Stefano Sperimborgo, managing director di Accenture Strategy, ha presentato i risultati dello studio Accenture Technology Vision, mentre Clelia Maria Tosi, ricercatrice CeTIF Università Cattolica, ha illustrato la prima fase del progetto Fintech Lighthouse Outlook che ha selezionato le start-up fintech italiane operanti negli ambiti maggiormente a rischio per le banche – ovvero quello relativo ai pagamenti e al wealth management – per verificarne il grado di integrabilità con il business delle istituzioni finanziarie tradizionali.

In questo contesto Angelo D’Alessandro, fondatore di Buddybank, ha presentato il nuovo progetto concepito unicamente per l’utenza cellulare iPhone da parte del gruppo UniCredit. Subito dopo l’estate partirà il primo test con “family&friends” e nei primi mesi del prossimo anno il servizio di questa nuova banca “esperienziale” sarà disponibile per tutti i clienti su Apple Store: dall’apertura di un nuovo conto ai prestiti personali o alla prenotazione della vacanza, questo nuovo servizio funzionerà come una sorta di “concierge” che seguirà i clienti per qualsiasi tipo di esigenza (finanziaria o di puro lifestyle) 24 ore al giorno via messaging testuale o vocale.

Fare uno shift verso modello digitale non è semplice ma va fatto: per le relazioni coi clienti e per riequilibrare costi con ricavi. Ci sono opportunità di efficienza che si possono cogliere, il Fintech può contribuire sia nella riduzione dei costi che nel creare nuove opportunità di business, senza dimenticare che il software da solo non funziona, che le competenze specifiche oggi mancano ed è importante che ci sia una componente di forte sviluppo anche delle risorse umane che vi operano.

Secondo quanto espresso dai relatori stamane, il Fintech non è banca, il Fintech è nei pagamenti, riguarda il sistema transazionale. Il flusso dei pagamenti (equivalente al 5% del capitale circolante a livello globale in questo momento) ha una redditività doppia rispetto al 95% della ricchezza che viene remunerata ad una media dello 0,7%. Cinquant’anni fa i sistemi di pagamenti erano totalmente all’interno delle banche ora sono tutti fuori dai circuiti tradizionali.

Eppure, non tutti i bisogni possono essere soddisfatti completamente dal Fintech. Quando si parla di servizi a valore aggiunto, l’elemento umano torna in primo piano. Private banking e wealth management sono servizi che tipicamente rimarranno dentro le banche e trasferiranno solo alcun poteri decisionali ai clienti grazie alla tecnologia.

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